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La Posta Elettronica Certificata diventa obbligatoria PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 07 Settembre 2009 11:59

Con legge 28 gennaio 2009 n. 2 è stato convertito in legge il decreto n. 185/2008, c.d. decreto “anticrisi”, contenente interessanti novità in tema di posta elettronica certificata.
L'articolo 16 della predetta legge di conversione, ai commi 6, 7, e 8, prevede, infatti, l'obbligo per le imprese costituite in forma societaria, i liberi professionisti e le pubbliche amministrazioni, di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata, e, al comma 11, introduce una rilevante modifica al regolamento che disciplina l'utilizzo della PEC, abrogando il comma 4 dell'art. 4 del Dpr 68/2005 che prevedeva la facoltà delle imprese di accettare il ricevimento dei messaggi PEC.
Ma andiamo con ordine.
Per quanto riguarda le imprese, la recente legge prevede che quelle costituite dopo il 30/11/2008 in forma societaria avranno l’obbligo di indicare nella domanda di iscrizione al registro delle imprese il proprio indirizzo di posta elettronica certificata.
Le imprese già costituitesi alla medesima data dovranno invece provvedere entro tre anni a decorrere dal 30/11/2008 a fornire analoga comunicazione al registro delle imprese.
In alternativa all'indirizzo di posta elettronica "certificata" l’impresa potrà dotarsi di un analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie idonee a certificare data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni nonché a garantire l'integrità del contenuto delle stesse e l'interoperabilità con analoghi sistemi internazionali.
L'iscrizione dell'indirizzo di posta elettronica certificata nel registro delle imprese e le eventuali successive variazioni saranno esenti da imposta di bollo e dai diritti di segreteria.
L'indirizzo di posta elettronica certificata che sia stato comunicato al Registro Imprese risulterà visibile sulle visure e sui certificati rilasciati dalle Camere di Commercio.
E’ bene precisare che restano escluse dall'obbligo di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata le imprese costituite in forma individuale.

 

da webdieci.com

 
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Microsoft quest'anno va in rosso

Redmond chiude per seconda volta consecutiva il bilancio trimestrale in calo

Roma - Microsoft chiude per la seconda volta in negativo il suo bilancio trimestrale. Segna così il suo peggior anno fiscale da quando è quotata in borsa, con i profitti in calo del 17 per cento ed il fatturato del 3.

Chris Liddel, CFO di Microsoft, lega la crisi alla negativa congiuntura economica: "Subiamo gli effetti negativi della debolezza del mercato dei PC e dei server. Alla luce di questo contesto - ha spiegato - è stato un eccellente risultato quello di ottenere nel trimestre 750 milioni di dollari di risparmi rispetto all'anno scorso".

Il fatturato di Redmond cala sia rispetto al periodo fiscale precedente sia rispetto agli stessi mesi dell'anno scorso. Si attesta a 13,1 miliardi di dollari, calando del 17 per cento e superando negativamente le attese. L'utile netto scende invece del 29 per cento rispetto ad un anno fa.

I settori che hanno subito il maggior ribasso sono i servizi online (con una perdita di oltre 730 milioni di dollari) e l'intrattenimento che perde 130 milioni di dollari (100 di più del precedente periodo).

La divisione Client ha segnato un calo di fatturato e di reddito operativo che sfiora addirittura il 30 per cento. La scelta di favorire le più economiche licenze di Windows XP a discapito di Windows Vista per cercare di guadagnare una fetta maggiore di mercato sembra quasi un boomerang per Redmond dal momento che incrementa la tendenza a privilegiare soluzioni più economiche possibile da parte dei suoi utenti. Ed i margini si abbassano.

Anche le vendite del sistema operativo, per la prima volta, scendono. Dato che per il nuovo Windows 7 bisognerà aspettare l'autunno, non sono rosee neanche le prospettive finanziarie dei prossimi mesi. Attesa anche per per vedere il destino del grande investimento effettuato con Bing.

Il lieve rialzo della valutazione delle azioni potrebbe, tuttavia, far bene sperare sull'uscita dalla crisi. Merito soprattutto del taglio del costi: in particolare Microsoft, dal momento che lo sviluppo di Windows 7 è stato positivo, riuscirà a contenere le spese in R&D di quasi 100 milioni di dollari. Inoltre buone notizie vengono dalle vendite delle Console, che salgono, anche se è da considerare che sconti e promozioni effettuate diminuiscono il margine di guadagno di BigM. (C.T.)

da PUNTO INFORMATICO

 
Statistiche di diffusione di sistemi basati su Linux Apache Mysql PHP PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 30 Maggio 2009 10:26

L'utilizzo di soluzioni LAMP è sicuramente largo in termini numerici (numero di installazioni) e di varietà di applicazioni (contesti di utilizzo, livello di criticità e volumi di traffico), ma per avere un'idea ragionevolmente precisa della loro diffusione è opportuno apporggiarsi alle statistiche disponibili Online.  

APACHE
La diffusione di Apache è enorme e comprovata dai dati mensili di Netcraft, la più autorevole fonte online sulle statistiche di utilizzo di server web in rete.
A Febbraio 2006 Apache è stato trovato su 51.810.676 siti web con il 68,01% di share (si considerano siti web, e non singoli host, che usano Apache su diversi sistemi operativi, tra cui Linux, FreeBsd, Windows, Solaris).

Anche Security Space fornisce interessanti statistiche sulla diffusione dei server Web. A Febbraio Apache è stato riscontrato su 12.523.422 siti con uno share del 71,66%

PHP
L'ascesa di PHP come linguaggio per il Web è inesorabile e costante, in http://www.php.net/usage.php è possibile vederne i dettagli, sempre basati su fonte Netcraft.
Interessante è inoltre il TIOBE Programming Community Index che valuta la diffusione di utilizzo di un linguaggio sulla base della diffusione di corsi e sviluppatori, calcoalata in base a query sui motori di ricerca. A Marzo 2006 PHP si piazza al quarto posto (dopo C, Java, C++) con un 9,948 %  di diffusione e risulta di fatto il linguaggio Web oriented più diffuso (due anni prima era al sesto posto con il 7.421%).
Altra interessante e indicativa fonte per conoscere la diffusione di PHP è l'Apache Module Report di Security Space. A Febbraio 2006 PHP è presente nel 43,23% delle installazioni Apache monitorate, per un numero totale di 5.413.310.

MYSQL
Non esistono statistiche rilevanti sulla diffusione di MySQL per cui si possono fare solo constatazoni indirette sul suo utilizzo: è presente nella maggior parte delle distribuzioni Linux ed è ragionevole aspettarsi che sia il database backed più utilizzato in siti dinamici basati su PHP.
Ha inoltre conquistato una ottima reputazione in termini di velocità e una buona fama in termini di affidabilità. I case study e l'elenco dei principali clienti riportati sul sito di MySQL danno una idea sul suo utilizzo anche in ambienti enterprise.
Le ultime versioni, inoltre, sono fortemente orientate a colmare le principali lacune di MySQL (integrità referenziale, supporto di view, trigger e stored procedures, clustering) e buoni passi avanti sono stati fatti in questi campi.

 

<da : http://openskill.info/>

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Maggio 2009 10:45
 
Linux-Windows : statistiche & co. .. PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 30 Maggio 2009 10:45

In un epoca in cui le statistiche ed i sondaggi di settore fanno da patrone è lecito credere che ogni cosa possa essere riportata a numeri e con questi trarne conclusioni e sentenze. Premettendo che spesso i numeri possono essere letti in tantissimi modi e con il loro aiuto possiamo dire tutto ed il contrario di tutto mi accingo a spiegare brevemente l’ultimo attacco mediatico scagliato contro Linux.
Questa volta sotto il mirino delle indagini di mercato è finito il settore di Linux Server; infatti secondo le statistiche dell IDC ma soprattutto leggendo i vari forum parrebbe che la crescita dei Linux server X86 sia passata da 53% del 2003 ad un - 4 del 2006, inoltre IDC afferma che al contrario di Linux i server windows abbiano mantenuto una crescita costante.
Vi invito a questo punto a farvi un giro sui vari siti che riportano la notizia e poi a leggervi il rapporto numerico reale ed a trarne voi le conclusioni.
Io mi sono trovato davanti ad un vero e proprio tentativo di distorcere i numeri e soprattutto di prendere in giro il lettore, infatti bisogna precisare alcune cose quando si rilasciano dati del genere, la prima è che come riporta anche Punto Informatico e la seguente: “Va sottolineato che IDC, nelle proprie statistiche, conteggia esclusivamente i server venduti con Linux preinstallato: questo significa che le cifre sopra riportate non tengono conto delle numerose copie di Linux vendute separatamente all’hardware o non vendute affatto (si pensi a Debian e alle molte altre distribuzioni non commerciali). Né tengono conto, del resto, del numero di copie pirata di Windows Server”.
Va poi precisato che se nel 2005 si è passati dal 100% al 156% avendo cosi una crescita del 56% e nel 2006 si è avuti una diminuzione del 4% (e non un trend negativo di -4%) si deduce che la perdita del 4% su 156 e di circa il 6% quindi come potete ben vedere il rallentamento c’è stato ma non è cosi catastrofico.
Inoltre aggiungo che questo rallentamento deriva anche dal fatto che i server da convertire visto anche lo specifico campo in cui ci troviamo stanno esaurendo e che ci troviamo di fronte anche a migrazioni difficili da realizzare vista la specificità di alcuni server che sono spesso inconvertibili (sia da Linux a Windows che viceversa) ed infine leggendo bene la notizia originale in inglese si vede che P.I. commette un errore di traduzione quando non specifica che Nella ricerca si tiene conto della quota di mercato di SERVER venduti con Linux, non di quote di mercato di LINUX sui server.
Quindi solo della somma in dollari ricavati dalla vendita di hardware con Linux preinstallato. La ricerca stessa dice : “…the number of servers shipped does not perfectly equal the number of operating systems in the market. This is particularly the case with Linux where a substantial portion of the overall market opportunity comes from deployments aboard recycled servers, PCs and workstations deployed as servers, and Linux deployed as a guest operating system…”.
Quindi alla fine di tutto questo ci si trova di nuovo davanti ad articoli forvianti e queste mie affermazioni sono rafforzate dal fatto che tutto’oggi nessuna società è passata da Linux a Windows Server anche se le mendaci pubblicità MS potrebbero far credere altro.
..

da: 

 
Cos'è la firma digitale ? PDF Stampa E-mail
Scritto da Enzo   
Venerdì 10 Aprile 2009 22:08

La firma digitale può essere definita l'equivalente elettronico di una tradizionale firma apposta su carta, assumendone lo stesso valore legale. E' associata stabilmente al documento informatico e lo arricchisce di informazioni che attestano con certezza l'integrità, l'autenticità e la non ripudiabilità dello stesso.

L'elemento di rilievo del sistema firma è rappresentato dal certificato digitale di sottoscrizione che InfoCert, nel suo ruolo di Ente Certificatore, rilascia al titolare di un dispositivo di firma. Il certificato di sottoscrizione è un file generato seguendo precise indicazioni e standard stabiliti per legge (al suo interno sono conservate informazioni che riguardano l'identità del titolare, la chiave pubblica attribuitagli al momento del rilascio, il periodo di validità del certificato stesso oltre ai dati dell'Ente Certificatore InfoCert).

Il certificato digitale di un titolare, una volta entrato a far parte dell'elenco pubblico dei certificati tenuto dall'Ente Certificatore, garantisce la corrispondenza tra la chiave pubblica e l'identità del titolare.

Chiunque desideri verificare la validità di un documento firmato potrà farlo anche con la funzione presente nel sito dell'Ente Certificazione e ricevere così informazioni sul firmatario di un documento informatico.

(da /www.firma.infocert.it)

La verifica di un file firmato digitalmente consente di controllare la validità della firma digitale associata ad un documento informatico. E' possibile in questo modo conoscere l'identità della persona che ha effettuato la firma, l'ente certificatore che ha rilasciato il certificato usato per firmare, il periodo di validità del certificato e altre informazioni.

La verifica può essere effettuata con il software DiKe, il programma sviluppato da InfoCert, oppure con la funzione di verifica on line presente nella sezione Servizi per gli utenti.

Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Aprile 2009 22:11
 
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