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Google abbandona Windows: "Non è un sistema operativo sicuro" PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Tuesday, 01 June 2010 20:55
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Negli uffici di Google ammessi solo Linux e Mac. Per Windows occorre una speciale autorizzazione.

 

Google abbandona Windows per Linux e Mac OS X

Lo scorso gennaio, un attacco ai server di Google proveniente dalla Cina portò alla sottrazione di codice sorgente; le indagini seguenti scoprirono che, per accedere ai sistemi della società, i pirati informatici avevano sfruttato una falla nel browser di Microsoft Internet Explorer 6, usato da alcuni dipendenti di Google stessa.

La vicenda ebbe conseguenze pesanti, tra cui l'abbandono della Cina da parte di Google, peraltro già nell'aria per via della censura imposta dal governo ai risultati offerti dal motore di ricerca. Poi, sull'intera vicenda calò il silenzio.

Una seconda conseguenza iniziò tuttavia a svilupparsi quietamente già allora e adesso, grazie alle indiscrezioni rivelate dal Financial Times, è venuta alla luce: sin da gennaio Google avrebbe iniziato un piano di abbandono di Microsoft Windows, accusato di scarsa sicurezza.

Alcuni dipendenti del colosso americano avrebbe dichiarato al quotidiano britannico che all'interno della società ormai "in molti hanno abbandonato i personal computer Windows e li hanno sostituiti con dei Mac dopo quegli attacchi in Cina".

Ai nuovi assunti, cui dev'essere assegnato un Pc per lavorare, verrebbe imposto di scegliere tra due sole alternative: un sistema Linux oppure un Macintosh; Windows sarebbe utilizzabile soltanto dietro esplicita autorizzazione da parte di un dirigente, eccettuate le macchine necessarie per i testi di compatibilità dei prodotti.

Il piano sembra dunque chiaro: in questi mesi Google avrebbe iniziato la graduale sostituzione di tutti i sistemi Windows a vantaggio di Linux e Mac OS X (con una lieve preferenza per il sistema del pinguino, in quanto open source e alla base di alcuni progetti societari, come Android e il futuro Chrome OS), con la motivazione ufficiale di potenziare la sicurezza interna.

Eppure non si può non pensare come la decisione di estromettere i sistemi Microsoft dagli uffici della società possa avere qualcosa a che fare con la crescente rivalità tra due giganti, ormai concorrenti in più di un settore: dai motori di ricerca ai software per l'ufficio, dagli smartphone fino - un giorno, per lo meno - ai sistemi operativi, è chiaro come Google stia tentando di sottrarre gli utenti all'abbraccio onnicomprensivo di Microsoft per stringerli nel proprio.

Per portare a termine una strategia di lungo termine come questa non ci dev'essere punto di partenza migliore dei propri dipendenti.

da: Zeusnews

Last Updated on Tuesday, 01 June 2010 20:58
 
PEC Posta certificata PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Monday, 31 May 2010 14:29
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Posta Elettronica Certificata (PEC) è realtà da diverso tempo grazie ai provider e anche ad alcuni servizi bancari che già l’hanno offerta ai propri clienti, tuttavia il governo ha aperto il sito ufficiale per richiederla gratuitamente in tempi relativamente brevi. Come fare per ottenere un indirizzo Posta Elettronica Certificata (PEC)? E’ stato creato l’apposito portale www.postacertificata.gov.it che ha accolto il primo account ovviamente riferito a Renato Brunetta promotore dell’iniziativa. Sul portale si trovano tutte le informazioni e si viene guidati in una procedura semplice che guida passo a passo nell’iter. Nel primo giorno già 150.000 contatti al sito e 15.000 prenotazioni. Scendiamo nei dettagli.

Andando sul sito postacertificata.gov.it ci si può registrare e prenotare per ottenere un account PEC gratuito. Una volta confermata la procedura ci si dovrà recare in uno degli uffici postali (abilitati oltre 6000) disseminati sul territorio, con un documento di identità e codice fiscale per completare il tutto. E’ necessario essere maggiorenni. La posta elettronica certificata ha la stessa valenza legale di una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, mira a semplificare le procedure, ridurre i costi e le attese. Possibile anche archiviare tutta la documentazione personale direttamente sul proprio account, richiedere certificati, effettuare iscrizioni a scuole e così via; insomma è un mezzo per comunicare con le pubbliche amministrazioni. Obiettivi? Altisonanti: 50 milioni di italiani, 10 entro uno o due anni. Tutto l’elenco pubblico dei gestori della PEC è accessibile sul sito www.cnipa.gov.it e al numero verde 800 104 464.

DA: Tecnocino

 
Tutte le insidie di Facebook PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Monday, 22 March 2010 02:59
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Circola anche una falsa versione che consente di verificare chi ha guardato il proprio profilo

MILANO – Vi sembra plausibile che un’azienda comunichi, via email e «d’ufficio», il cambiamento della password degli utenti? No, appunto. Dunque l’aria di truffa di questo messaggio di posta elettronica che sta inondando centinaia di caselle di posta è individuabile anche da un utente Facebook alle prime armi. L’ultimo virus (per la verità già individuato in passato in una versione più timida) si insinua utilizzando il popolare social network e si dipana infatti via mail. Nella casella di posta elettronica arriva un messaggio, proveniente da Facebook.com, che avverte del cambiamento della password dell’account e informa che la nuova parola magica è contenuta in un file compresso. A quel punto, eseguendo il file allegato, vengono sottratti i dati sensibili dal Pc. «Una volta installato, il virus password stealer può potenzialmente accedere a qualsiasi combinazione di username e password presente sul computer, dalle informazioni bancarie ai dettagli di accesso alle email», ha affermato Dave Marcus, esperto di sicurezza dell’azienda del settore McAfee.

L’ALTRA MINACCIA – Ma le truffe che cercano di sfruttare la popolarità del sito 2.0 sono in aumento galoppante e prevedibile. Trend Micro, leader globale nella sicurezza dei contenuti Internet, ha rilevato diverse versioni di una falsa applicazione di Facebook che promette di svelare chi è andato a vedere un determinato profilo. Il servizio è stato più volte accusato di assecondare il voyeurismo insito nella curiosità di andare a vedere chi guarda cosa sul proprio profilo e criticato per la scarsa compatibilità con le regole della privacy. Ma ora pare che le copie false identificate siano almeno 25, con ancor meno garanzie (chiaramente) della copia originale. L’applicazione fasulla si presenta con nomi come peeppeep-pro, profile-check-online e stalk-my-profile. In sostanza arriva un messaggio in bacheca convincente e rassicurante, ma i numerosi pulsanti Continue visualizzati non attivano la funzione per il controllo dei profili, bensì richiamano un'altra applicazione che dovrebbe far guadagnare denaro agli scammer (truffatori) per mezzo delle inserzioni pubblicitarie.

UTENTI INGENUI – Insomma, a prima vista il gioco sembra a prova dei più ingenui, ma la realtà è che talvolta non si pensa alle insidie del cyberspazio e l’insegna Facebook sotto la quale si celano messaggi o email pericolose danno a molti iscritti sufficienti garanzie. Il social network in realtà ha già reagito da tempo, offrendo tutte le indicazioni necessarie nel gruppo Facebook Security che conta 1,5 milioni di fan e insegna come difendersi da cyber impostori, virus e truffe di altro genere, anche consapevole del fatto di essere un bocconcino prelibato, con i suoi 400 milioni di utenti registrati in tutto il mondo e il vanto plateale di aver sorpassato niente di meno che Google.

PEDOFILIA – Sempre in tema di sicurezza, è recente la notizia che Facebook rifiuta il panic button contro la pedofilia, ovvero un pulsante fisso dedicato a indicare i casi di sospettati di pedofilia alle organizzazioni per la difesa dei minori. Nonostante in un primo momento e in seguito al drammatico caso di Ashleigh Hall (adescata su Facebook e uccisa), il management dell’azienda avesse dichiarato di non aver alcuna preclusione per il bottone a tutela dei bambini, ora fa marcia indietro, sostenendo che esiste già qualcosa del genere nel sito e che questo sistema di report è molto efficace, essendo in grado di gestire una vasta rete di casi, dalla foto ambigua ai casi più gravi, tempestivamente segnalati alle forze dell'ordine. L’iniziativa delude una delle organizzazioni di punta della lotta alla pedofilia, la Child Exploitation and Online Protection e il suo amministratore delegato Jim Gamble solleva la questione. In sostanza quest’ultima e altre organizzazioni insistono affinché il panic button sia fisso nella pagina principale di ogni profilo, per rassicurare genitori e piccini e inibire i malintenzionati. Tuttavia, come dichiara Richard Allan – direttore per le policy europee del sito –, Facebook non cede e dichiara che provvederà invece a migliorare il servizio già esistente. Per il momento il pulsante in questione è già utilizzato da altri siti, come Bebo, il social network britannico dedicato però esclusivamente ai minori.

Emanuela Di Pasqua
19 marzo 2010

da :http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_marzo_19

 
Windows 7 e i virus PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Sunday, 25 April 2010 08:39
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Windows 7 vulnerabile a 8 nuovi virus su 10

di Mauro Notarianni | 04-11-2009

Sophos, società produttrice di software di sicurezza e antivirus per PC, afferma che il nuovo Windows 7 senza un software antivirus installato è attaccabile da una media di 8 nuovi virus su 10.

Last Updated on Sunday, 25 April 2010 08:46
 

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